lunedì 29 dicembre 2008

L'ARRESTO DI D'ALFONSO PESCARA. L'ex sindaco di Pescara sta pensando d ritirare le dimissioni?

CRONACA - Tutte

D'Alfonso, Natale in famiglia. Pdl:«Dal caso Pescara la riforma sulla giustizia»-->Inviato da

Redazione-->il 27/12/2008 9:52:18 -->2028 letture)-->-->

L'ARRESTO DI D'ALFONSO PESCARA. L'ex sindaco di Pescara sta pensando di ritirare le dimissioni?

* TUTTO SULL'ARRESTO DI D'ALFONSO

* LE FOTO: D'ALFONSO TORNA LIBERO
Lui glissa sulla risposta ma secondo quanto ha scritto il gip, Luca De Ninis, nell'ordinanza di scarcerazione proprio le sue dimissioni da primo cittadino e l'imminente arrivo del commissario al Comune di Pescara gli hanno consentito di ritornare il libertà.D'Alfonso assicura che adesso, questa delle dimissioni da ritirare o no, non è una sua priorità. «Per il momento quello che sto facendo e' capire quello che è successo e perchè è successo, dopo comincerò a pensare quello che devo fare». L'ex sindaco ha trascorso il Natale in famiglia riposando e leggendo. Come di consueto è andato alla Messa celebrata nella chiesa della Madonna dei Sette Dolori, la sua parrocchia, dove è stato accolto con calore da alcuni partecipanti che lo hanno abbracciato e incitato, invitandolo anche a ritirare le dimissioni.Nel corso della giornata ha ricevuto visite di amici e conoscenti, che gli hanno espresso la solidarietà, manifestandogli attestati di stima per il lavoro svolto come amministratore.Le accuse che pesano su di lui sono quelle di associazione per delinquere, concussione, corruzione, peculato ed altro nell'ambito dell'inchiesta, condotta dal Pm Varone, su presunte tangenti nei lavori pubblici di Pescara.Su D’Alfonso pendono tuttavia anche altre inchieste: quella che potrebbe aggravare la situazione potrebbe essere l’indagine sul concorso vinto dal braccio destro, Guido Dezio, selezione pubblica superata grazie ad una attestazione che sarebbe stata giudicata falsa. C’è poi l’inchiesta sull’urbanistica che pare tuttavia non sortirà grosi effetti perché è stata giudicata «poco incisiva» e perché si sarebbe basata su accordi di programma poi mai realizzati. Sullo sfondo almeno un altro paio di inchieste poi che si potrebbero intrecciare con quella del pm Varone e che potrebbero in parte confermare altre facce del mosaico che riguarda la corruzione a Pescara. Un paio di giorni prima il Gip aveva revocato gli arresti domiciliari anche all'ex collaboratore di D'Alfonso, Guido Dezio, con motivazioni che avevano indotto molti a ritenere che l'impianto accusatorio nei confronti del sindaco e degli altri arrestati stesse vacillando.Le parole d’altronde erano chiare. Invece, il gip motivando la revoca dei domiciliari, ha ribadito «che in termini di gravità indiziaria il quadro accusatorio rimane nel complesso confermato ( ed anzi sotto taluni aspetti rafforzato), ancheall'esito degli interrogatori di garanzia e delle ulteriori indagini versate dal Pm».E allora perché scarcerarlo? L'elemento che ha convinto il Gip, secondo l'ordinanza del 24 dicembre, e' l'assenza della possibilità di inquinamento delle prove e della reiterazione del reato da parte dell'ex sindaco di Pescara. «Le preannunciate e poi effettivamente eseguite dimissioni - scrive il Gip - se da un lato apparivano funzionali a prevenire l'applicazione della misura cautelare, con il connesso fardello di esposizione mediatica che inevitabilmente essa comporta, dall'altro costituiscono anche un apprezzabile segnale di sensibilità istituzionale, per l'anteposizione delle esigenze di accertamento giudiziario e di trasparenza dell'azione politica al proprio interesse personale, con evidente e notevole sacrificio del secondo in favore delle prime». LE POLEMICHE DOPO LA SCARCERAZIONENon sono mancate polemiche, soprattutto in casa Pd, dopo la scarcerazione di D'Alfonso. Nei giorni scorsi Walter Veltroni aveva parlato di «fatto gravissimo». Ha fatto qualche precisazione in più Lanfranco Tenaglia, ministro della Giustizia del governo ombra. «Certamente la vicenda della scarcerazione deve far riflettere, ma sia chiaro che la posizione del Partito democratico sul tema della giustizia resta coerente. La riforma della giustizia – ha proseguito Tenaglia - è un tema di importanza cruciale per la vita dei cittadini e non può essere fatta ne' per regolare conti, ne' tantomeno sulla scorta di esigenze 'ad personam' ma, al contrario, per venire incontro alle esigenze dei cittadini, oberati da una giustizia dai tempi biblici che, per questo, rischia di risultare a volte iniqua. Adesso», continua Tenaglia, «maggioranza e governo si mettano d'accordo e avanzino le loro, assumendosi l'onere di spiegare al Paese come queste potranno incidere positivamente sulla vita di tutti e non solo di qualcuno».Dal commissario del Pd Massimo Brutti è arrivato invece un invito alla prudenza. «Noi abbiamo di fronte un doppio impegno: da una parte c'é una esigenza di moralizzazione, dall'altra dobbiamo chiedere ai magistrati il massimo scrupolo e la massima professionalitàBrutti ha spiegato che, sulla riforma della giustizia, Pdl e Pd sono su posizioni molto diverse: «La differenza tra noi e la destra e che la destra vuole limitare l'autonomia dell'ordine giudiziario mentre noi vogliamo dare applicazione alla Costituzione».AN, «PD CHIEDA SCUSA ALLA MAGISTRATURAIl Coordinamento provinciale di An di Pescara, invece, ha invitato il segretario del Pd, Walter Veltroni, il commissario regionale del Pd, il senatore Massimo Brutti, e Luciano Violante, a «chiedere scusa ai magistrati di Pescara contro i quali si sono scagliati».Secondo An in alternativa alle scuse «continuando a solidarizzare con D'Alfonso, devono restituirgli l'incarico di segretario regionale del Pd, che non gli è stato sottratto dalla magistratura pescarese, ma dalla teoria veltroniana dell'eliminazione dei 'capobastone'».Per An i tre esponenti del Pd «hanno pietosamente cercato di ridimensionare a mero finanziamento illecito ai partiti» l'ipotesi di corruzione, confermata proprio dall'ordinanza di revoca degli arresti domiciliari emessa dal Gip.«La reazione del Pd sui fatti di Pescara é giusta», ha detto il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto in una intervista al Tg3, «a patto che questa valutazione sia retrodatata, perché dal 1994 di questi episodi ce ne sono molti, solo che riguardavano altri settori politici». PASTORE (PDL):«OCCORRE CONOSCERE L’INTRECCIO TRA POLITICA E MASS MEDIA»«Considerato il quadro complessivo di intrecci tra affari e politica e di diffuso clientelismo che sono stati messi in campo dall’amministrazione D’Alfonso si può dire che la vita cittadina è stata inquinata creando una rete di ampio malaffare che fa apparire come assolutamente modesta la tangentopoli abruzzese degli anni ’90».E’ il quadro dipinto dal senatore Andrea Pastore. «Al di là di ogni umana solidarietà verso chiunque si trovi a vivere un’esperienza mortificante e dolorosa quale è quella della carcerazione, ancorchè domiciliare, soprattutto se preventiva e cautelare, anche per la nostra Pescara si pone un serio problema di accertamento incontrovertibile dei fatti», dice Pastore, «considerato che da oltre un anno la procura di Pescara ha posto sotto la lente di ingrandimento le attività del Comune sino al punto di costituire un pool di procuratori dedicati a tali indagini; il nostro Comune è apparso come quello più inquisito d’Italia mentre indagini ormai “mature” a carico di amministratori comunali (concorso a dirigente, gestione del verde, cd. multopoli) tali da approdare alla richiesta di rinvio a giudizio sono rimaste al palo della verifica del Gup».Si porrebbe, infine, un problema di rapporti tra opinione pubblica e mass media dopo le ripetute ed in parte confermate indiscrezioni circa l’iscrizione sul libro paga di D’Alfonso «di un buon numero di giornalisti locali, di tutti gli orientamenti politici».«Conoscere tali intrecci», sostiene Pastore, «potrebbe aiutare i cittadini a meglio giudicare l’imparzialità, anche se politicamente orientata, delle varie testate che sarebbero chiamate a dar conto di quanto riferito in anni di cronaca locale».«IL PM NON HA FATTO ERRORI»«La solidità dell'inchiesta sulle presunte tangenti al Comune di Pescara, per gli appalti pubblici, non viene assolutamente minata dalla decisione del gip di revocare l'ordinanza di carcerazione»: è questo il parere che filtra dalla Cassazione per bocca di un autorevole sostituto procuratore generale di Piazza Cavour contattato dall'Ansa. «Certamente il gip avrebbe anche potuto riqualificare l'imputazione passando dall'ipotesi della corruzione a quella, meno grave, dell'illecito finanziamento ai partiti che lui stesso sembra indicare nell'ordinanza di scarcerazione, anche se non mettendolo nero su bianco. Il gip non è infatti obbligato a rimanere inchiodato al parere del pm. Tuttavia - prosegue l'alto magistrato - è anche vero che il gip doveva esprimersi solo sull'opportunità o meno di mantenere la custodia per D'Alfonso. Sarà il momento dell'udienza preliminare quello nel quale ufficialmente, ed eventualmente, il gip nei panni di gup, potrà chiedere la riqualificazione del reato». Una cosa è però certa, «nel lavoro finora svolto dal gip non c'é stata nessuna plateale approssimazione o leggerezza, c'é solo stato ovviamente più clamore perché l'indagine non riguarda 'Mario Rossi' ma il sindaco di una città". Il Pg ricorda infine che la Procura retta da Nicola Trifuoggi - che nel 1984 fu uno dei tre "pretori d'assalto" ad oscurare le tv di Silvio Berlusconi che aggiravano il divieto di trasmettere su scala nazionale - «porta avanti inchieste fondate, come dimostra lo sviluppo di quella sulle tangenti nella sanità abruzzese».27/12/2008 9.39

giovedì 25 dicembre 2008

LIBERO IL SINDACO D'ALFONSO



FONTE: agi



LIBERO IL SINDACO D'ALFONSO



(AGI)- Pescara, 24 dicembre - Il gip del Tribunale di Pescara, Luca De Ninis, ha disposto la revoca degli arresti domiciliari per il sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso. D'Alfonso non poteva uscire dal 15 dicembre scorso nell'ambito dell'inchiesta su presunti tangenti nei lavori pubblici. Davanti alla sua abitazione gia' da questa mattina si era radunato un gruppo di persone. Luciano d'Alfonso si e' affacciato al balcone evidentemente commosso. La gente continua ad applaudirlo e ad invocare il suo nome.
VELTRONI, GRAVISSIMO QUELLO CHE E' AVVENUTO A PESCARA
GIP, QUADRO ACCUSATORIO CONFERMATO
D'ALFONSO, SONO CONTENTO MA DEVO CAPIRE

mercoledì 24 dicembre 2008

PER IL GIP:"QUADRO ACCUSATORIO CONFERMATO", ANZI "RAFFORZATO"

Fonte: PrimaDaNoi

CRONACA - Pescara
Per il gip: «quadro accusatorio confermato», anzi «rafforzato»-->Inviato da Redazione-->il 24/12/2008 17:34:06 -->813 letture)-->-->

L'ARRESTO DI D'ALFONSO. PESCARA. Un passo avanti e due indietro nella nuova ordinanza del giudice per le indagini preliminari Luca De Ninis, letteralmente partorita in sei ore, nel giorno della vigilia di Natale.
* AREA DI RISULTA: «VICENDA GRAVE». «ARRICCHIMENTO NON APPARISCENTE»
* LO SCONTRO TRA GIP E PM: LA CLAMOROSA MARCIA INDIETRO
* TUTTO SULL'ARRESTO DI D'ALFONSO
* LE FOTO: D'ALFONSO TORNA LIBERO Nel documento che concede piena libertà all’ex sindaco D’Alfonso e all’imprenditore De Cesaris si legge: «il quadro accusatorio rimane in piedi»; «è confermato e rafforzato».Alle 15 del 24 dicembre, dunque, arriva il verdetto atteso da oltre 24 ore che libera l’ex sindaco e annulla la precedente ordinanza che ne aveva sancito gli arresti domiciliari.Dopo otto giorni dal clamoroso arresto non esistono più le esigenze cautelari. Ma ci sono innumerevoli “ma” che ingarbugliano non poco una storia destinata a diventare grimaldello della politica…Fondamentali sarebbero però state, per la decisione di revoca dei domiciliari, le dimissioni del sindaco e la prossima nomina del commissario comunale «che determina un ulteriore indebolimento della rete di rapporti intessuti da D'Alfonso». Per il gip, inoltre, «le tesi di comodo da concordare con persone riconducibili alla famiglia o all'impresa non sarebbero, comunque, impedite dalla misura in atto degli arresti domiciliari».Stessa linea anche per l'imprenditore De Cesaris che con la sua deposizione, dopo l'arresto, avrebbe addirittura peggiorato la posizione. Libertà anche per lui poiché si è dimesso da ogni carica societaria. Escluso quindi il pericolo di reiterazione del reato. Chi si aspettava un provvedimento fotocopia rispetto a quello che ha scarcerato Dezio è rimasto deluso.All'inizio della sua ordinanza De Ninis ha scritto una premessa come «immediata risposta alle sollecitazioni aspramente critiche mosse dal Pm». Nei giorni scorsi, infatti, dopo la liberazione di Guido Dezio, non erano mancati scontri tra le parti. «Il quadro accusatorio», scrive il gip nell'ultima ordinanza, «già integralmente condiviso dal gip nel momento dell'adozione delle misure cautelari, rimane nel suo complesso confermato (ed anzi sotto taluni aspetti rafforzato), con la sola eccezione della posizione di Marco Molisani, anche all'esito degli interrogatori di garanzia e delle ulteriori attività di indagine».Il giudice fa delle precisazioni anche sul provvedimento di revoca delle misure cautelari di Guido Dezio: «il ridimensionamento del quadro indiziario non modifica il giudizio di gravità indiziaria sulle due principali vicende di corruzione (appalto cimitero e area di risulta, ndr) e sulla stessa associazione a delinquere ma si limitava ad evidenziare un'attenuazione della gravità concreta delle condotte contestate per i riflessi che ne derivano sul pericolo di inquinamento probatorio ascritto a Dezio e sulla prova dell'elemento soggettivo delle corruzioni minori (per la quale si introduceva un elemento di dubbio, suscettibile di rivalutazione)».Il gip sottolinea anche che «la presente fase del procedimento è per sua natura soggetta ad evoluzioni anche importanti e l'interrogatorio del principale indagato costituisce ineliminabile momento di riflessione, suscettibile di ulteriore verifica ed approfondimento».SULLA REVOCA DEGLI ARRESTI DI DEZIOSulla revoca delle misure cautelari di Dezio scrive il gip, «è stata autorizzata in quanto è venuto meno la reiterazione del reato e l'inquinamento delle prove». «LA DIFESA APPASSIONATA DEL SINDACO»Per De Ninis il sindaco D'Alfonso «nel trattare analiticamente tutti i punti oggetto di contestazione, ha più volte rimarcato gli obiettivi di pubblico interesse che soli, nei suoi intenti, hanno sostenuto l'azione di governo e gli specifici atti di indirizzo».Sempre secondo quanto si legge, il primo cittadino «confinando sui tecnici le eventuali responsabilità (…) ha respinto con sdegno l'accusa di aver condizionato l'esercizio delle proprie funzioni e finalità di arricchimento personale».D'Alfonso avrebbe spiegato che le due ristrutturazioni eseguite dall'impresa di De Cesaris sarebbero avvenute circa sei mesi prima (fine 2003) e circa due anni prima (2002) dell'inizio della procedura per il project financing (giugno 2004).Per De Ninis queste dichiarazioni sono state considerate «pienamente affidabili, anche alla luce della possibilità di sottoporle ad ulteriori verifiche: elemento che avrebbe sconsigliato- ad una persona certamente avveduta e intelligente qual è D'Alfonso- di insistere su una linea difensiva suscettibile di falsificazione che avrebbe reso discredito anche sulle altre giustificazioni rese».I LAVORI DI DE CESARIS A CASA DI D'ALFONSORimangono in piedi anche le dichiarazioni contrastanti sui lavori effettuati a titolo gratuito (secondo il pm) nella casa dell'ex sindaco dalla ditta di De Cesaris, che poi si è aggiudicato l'appalto sui cimiteri.Da un lato ci sono le dichiarazioni del capo-mastro della ditta, dall'altro la data della fattura prodotta dal De Cesaris del 31-12-2002 di 12 mila euro. «La conferma che i lavori avvennero in epoca successiva», scrive De Ninis, «dimostrerebbe altresì che essi non vennero pagati con la fattura esibita dall'impresa, validando l'assunto dell'accusa». Ma nel corso dell'ultimo interrogatorio l'imprenditore avrebbe aggravato la sua posizione, secondo quanto sostiene il gip: «l'imprenditore De Cesaris ha improvvisamente cambiato la versione dei fatti resa nelle indagini, dicendo che la fattura del 2002 faceva riferimento ad altri lavori» di una congiunta di D'Alfonso, e che «in quella circostanza la congiunta del sindaco gli avrebbe richiesto di sistemare anche il locale terraneo, anche se i lavori vennero eseguiti solo diverso tempo dopo (uno o due anni)». Ci sono ancora dubbi, invece, sui lavori effettuati a casa di D'Alfonso, sui colli a Pescara.Ma proprio nel corso dell'interrogatorio «De Cesaris ha fornito ulteriori elementi di interesse e di conferma della prospettiva accusatoria».L'imprenditore ha precisato che il locale di D'Alfonso, affidato in disponibilità di comodato d'uso per sistemare delle biciclette non sarebbe mai stato utilizzato.Questa vicenda viene definita dal gip «un mero pretesto, una scusa elaborata per rispondere alla prima contestazione operata dagli inquirenti, senza fondamento. Con certezza è del tutto idonea a giustificare l'esecuzione dei lavori che, seppur non ingenti, certamente hanno costituito un valore apprezzabile, avendo occupato una squadra di maestranze per circa 20 giorni e realizzato la ristrutturazione completa del locale di Lettomanoppello».Inoltre De Cesaris «ha ammesso di aver operato i versamenti (leciti e registrati) in favore del sindaco e del suo partito, allo scopo di agevolare l'ottenimento dei lavori al Comune di Pescara che da anni non forniva commesse alle sue imprese. Il rilievo di tali dichiarazioni», scrive il gip, «in punto di prova dell'elemento soggettivo dei reati, pare evidente».De Cesaris ha però negato le contribuzioni in nero «non riuscendo però a fornire», dice il gip, «alcuna valida ricostruzione alternativa del significato dell'annotazione "5.000 a privati"»Alessandra Lotti 24/12/2008 17.20DAL TG1: TUTTI DENTRO CASA
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Luciano D'Alfonso torna in libertà. Si affaccia al balcone e piange


Fonte: PrimaDaNoi




Luciano D'Alfonso torna in libertà. Si affaccia al balcone e piange-->Inviato da Redazione-->il 24/12/2008 10:01:21 -->5095 letture)-->-->


PESCARA. Come ampiamente previsto l’ex sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso è tornato in libertà. Adesso potrebbe ritirare anche le dimissioni.

La lunga attesa, si aspetta la revoca dei domiciliari. Legali preoccupati



La lunga attesa, si aspetta la revoca dei domiciliari. Legali preoccupati

L’ARRESTO DI D’ALFONSO.
LA DIRETTA. PESCARA. Atmosfera surreale questa mattina in Tribunale, semideserto. Il gip De Ninis, arrivato poco fa è parso tranquillo. Non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti. «Vado a lavorare», ha detto. Sotto casa di D'Alfonso, intanto, si sono radunati cittadini e amministratori comunali che aspettano di poterlo riabbracciare.

9.50. L’ordinanza non è stata ancora firmata ma sarebbe questione di minuti.
In tribunale ci sono anche gli avvocati Roberto Milia (D’Alfonso) e Manuel Del Monte (De Cesaris), fiduciosi ma scaramanticamente titubanti.
I due hanno commentato anche i titoli di alcuni giornali che hanno già scritto della liberazione dell’ex primo cittadino.
«Non è stato firmato ancora niente, noi attendiamo», hanno detto gli avvocati.
In realtà domani i quotidiani non saranno in edicola e così probabilmente qualcuno si è voluto portare avanti.
Sotto casa di D'Alfonso, intanto, si è radunata una folta schiera di giornalisti pronti a intervistare l'ex primo cittadino.
Una volta firmata l'ordinanza dovrebbe partire un fax alla volta della questura. Nel giro di un'ora è poi attesa la notifica ai due indagati.

10.42. L’attesa è più lunga del previsto. In Tribunale è ancora tutto tranquillo, si sta lavorando ma non trapelano indiscrezioni. De Ninis è entrato nel suo ufficio e non ne è più uscito. Gli avvocati stanno cercando di capire cosa stia succedendo. Anche sotto casa di D’Alfonso sale l’attesa. Di certo l’ordinanza non è stata ancora firmata.

11.13. Sotto l'abitazione dell’ex sindaco di Pescara si è radunato un gruppo di persone che attendono notizie dal Palazzo di giustizia sulla possibile revoca degli arresti.
Si tratta di una trentina di persone tra cittadini comuni, amministratori e dirigenti comunali, oltre ai giornalisti. Anche ieri sera un gruppetto di sostenitori aveva atteso sotto casa di D’Alfonso mostrando anche un cartello con la scritta “ritira le dimissioni”.
Nel caso in cui il gip concedesse il ritorno in libertà all’ex amministratore, da Palazzo di città si augurano, infatti, che l’ex sindaco ritorni al suo posto.

12.39. C’è apprensione all’interno del Tribunale. Questa lunga attesa non depone bene, secondo i legali degli indagati. Alle 10 di questa mattina era prevista la firma delle revoca dei domiciliari per D’Alfonso e De Cesaris.
Il provvedimento doveva ricalcare, infatti, a grandi linee quanto era stato già scritto per la liberazione di Guido Dezio. I difensori, però, non riescono a spiegarsi questa attesa.
De Ninis è ancora nel suo ufficio a lavorare. Un paio di volte ha lasciato la sua stanza per parlare con delle segretarie. Non ha rilasciato dichiarazioni ed è parso tranquillo.

13.01. La firma dell’ordinanza del gip De Ninis, da quanto si apprende, non arriverà prima di un paio d’ore. Il giudice per le indagini preliminari starebbe ancora scrivendo l’ordinanza e pare che si avranno notizie solo nel primo pomeriggio.
Il gip ha a disposizione anche le 7 pagine del pm Varone che ieri si era detto contrario alla scarcerazione per D’Alfonso. C’è ancora da aspettare, quindi.



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martedì 23 dicembre 2008

Solo questione di ore la libertà dell'ex sindaco D'Alfonso




Fonte: PrimaDaNoi


Solo questione di ore la libertà dell’ex sindaco D’Alfonso-->Inviato da Redazione-->il 23/12/2008 16:11:59 -->1707 letture)-->-->

L'ARRESTO DI D'ALFONSO. PESCARA.


Considerate le prossime festività natalizie l’attesa è diventata “messianica”. Ed, infatti, è solo questione di ore la riconquista della libertà dell’ex sindaco, Luciano D’Alfonso. Il gip sta valutando gli ultimi dettagli e firmerà la quasi certa libertà per le prime ore di domani. Nel frattempo il “furore” del popolo cresce.



Tutto in dieci giorni: dall’arresto convulso e per nulla “ordinario” nelle modalità alle 23 del giorno delle elezioni, alle rivelazioni di parte delle risultanze investigative contenute nell’ordinanza, agli interrogatori degli indagati, alle «appassionate difese», alla scarcerazione a sorpresa del braccio destro, Guido Dezio.Giorni convulsi che hanno sconvolto la vita della città, e non solo quella amministrativa. Scelte che peseranno indubbiamente ancora una volta sul corso della vita locale.Che gli inquirenti stessero per fare qualcosa di molto importante lo hanno sempre saputo anche quando hanno creduto di “avere riguardo” nei confronti del sindaco e di notificargli l’arresto 30 minuti dopo la chiusura delle urne. Mai si era visto un arresto eseguito quattro ore dal deposito dell’ordinanza e a tarda sera.E’ stato anomalo anche l' interrogatorio di garanzia durato otto ore in due segmenti che di fatto sono serviti a D’Alfonso per sostituirsi al suo avvocato di fiducia Giuliano Milia: scelta ardita che lo ha però premiato.E dopo gli interrogatori di ieri è arrivata l’ordinanza del gip, Luca De Ninis, che ha revocato le misure a Dezio ed in quattro pagine ha praticamente cancellato quanto aveva scritto lui stesso otto giorni prima in 100.Decisamente impossibile, a questo punto, una conferma delle misure cautelari per D’Alfonso perché il gip si smentirebbe da solo per la seconda volta.
L’ORDINANZA CHE SCARCERA DEZIO
Sulla scarcerazione di Dezio il gip ha usato parole ed argomentazioni nette. «Alla luce della dettagliata e appassionata autodifesa del sindaco D’Alfonso», scrive De Ninis, «e del deposito di ulteriori elementi da entrambe le parti, è necessario prendere atto che il quadro indiziario ha subìto un sostanziale ridimensionamento, in senso favorevole agli imputati, proprio in relazione alle condotte delittuose più significative ai fini della determinazione della misura cautelare, ovvero la corruzione relativa ai project financing dei cimiteri e all’appalto dell’area di risulta e all’estensione del 416 rispetto alla quale non sembra fondata nemmeno la partecipazione del Molisani».Dunque: quadro indiziario ridimensionato, difesa appassionata, nessuna corruzione, nessuna associazione a delinquere. «Tale sopravvenienza», continua il giudice, «valutata congiuntamente con l’originaria scarsità dei quadri investigativi suggestivi di finalità di arricchimento personale, inducono a ritenere fondate le perplessità sulla tenuta dell’impianto accusatorio, in relazione della qualificazione giuridica delle corruzioni, quanto meno a quelle contribuzioni illecite emerse nella contabilità sequestrata al Dezio».Riassumendo: fin dall’inizio le indagini sarebbero state condotte male («originaria scarsità»).Un durissimo atto di accusa dello stesso giudice verso le indagini preliminari condotte dal pm Gennaro Varone e che sanciscono il netto cambio di orientamento dello stesso giudice terzo.Se la «scarsità» è originaria se ne deduce che il gip con l’arresto abbia commesso un errore di valutazione, sanato poi con la scarcerazione. Poiché il nuovo convincimento del giudice è questo risulta chiaro anche in quale direzione andrà la decisione di domani su D’Alfonso.Il gip poi aggiunge anche che non di corruzione si tratterebbe ma di «finanziamenti illeciti al partito».
CERTAMENTE UN ERRORE
Una ordinanza deflagrante anche per la procura dove oggi si è tenuto un vertice straordinario tra il pubblico ministero, Gennaro Varone, e gli inquirenti di Squadra mobile e polizia postale.Il summit sarebbe dovuto alle ultime attività di indagine (perché le indagini continuano) che hanno portato la polizia lunedì mattina a Firenze a casa e allo studio di Mariani, consulente nel progetto di finanza dei cimiteri affidati dal Comune alla impresa di Massimo De Cesaris.Sono state, invece, smentite nuove perquisizioni a casa di D’Alfonso. Ma elementi nuovi non ci sarebbero per il momento.Si sa tuttavia che il pm ha depositato verso le 13 il suo parere negativo alla scarcerazione (circa 10 pagine) motivando tutte le incongruenze messe nero su bianco dal gip nella ordinanza che ha rimesso in libertà, per il momento, Guido Dezio.Un parere basato su argomentazioni di fatto e di diritto. Il pm contesterebbe la sopravvenienza di nuovi elementi (sarebbero stati prodotti documenti già valutati nelle indagini e ritenuti dall’accusa di scarso valore o marginali).Vi sarebbero accenni polemici anche verso quella che viene definita «appassionata difesa» che conterrebbe elementi che le risultanze documentali smentirebbero alle quali tuttavia il gip ha dato valore oggettivo. Nel parere negativo del pm vi sarebbe poi anche un profilo di diritto nel quale si farebbe notare come sia errato considerare “finanziamento illecito” delle donazioni e liberalità qualora occorrano rapporti con l’amministrazione di riferimento (in questo caso il Comune).Non si può ritenere –sarebbe la tesi del pm- che si commette reato di finanziamento illecito quando vi sono in corso procedure amministrative e per giunta viziate. Il pm contesterebbe anche le «modeste regalie» -identificate così dal gip- in relazione alle possibilità patrimoniali dei finanziatori.Vengono anche rilevate alcune incongruenze tra le dichiarazioni rese negli interrogatori: De Cesaris avrebbe detto di pagare il collaboratore esterno del Tempo, Di Miero, per «pubblicizzare una strada», ma il giornalista ha dichiarato a verbale di non aver reso prestazioni e che i versamenti sono giunti solo dietro sollecitazione di D’Alfonso. Altra incongruenza che riguarda De Cesaris sarebbe quella che proprio dopo i soldi versati a Di Miero avrebbe iscritto nei libri contabili la cifra versata come “liberalità a partito politico”, ravvisando egli stesso un “favore” al sindaco. Lo stesso comportamento avrebbero tenuto anche le altre tre ditte che hanno pagato il giornalista.Sui chiarimenti dell’autista Fabrizio Paolini è emerso che questi aveva una consulenza presso la Toto come legale. Paolini ascoltato dal pm aveva dichiarato di non aver mai svolto alcuna prestazione. D’Alfonso dunque aveva un ritorno economico non pagando il suo autista. In una parola: l’impianto accusatorio non sarebbe mutato ma vi sarebbe stato una “rivalutazione” delle prove.Uno scontro -quello che va in scena tra pm e gip- insanabile, non privo di conseguenze pubbliche.Quello che anche i profani ed i cittadini della strada hanno capito è che un errore è stato compiuto. Chi lo ha commesso e quale sia l’errore sarà il tema centrale delle cronache dei prossimi giorni.Un errore grave sotto moltissimi profili. Un errore che vede al centro una amministrazione e la figura di Luciano D’Alfonso.
COSA PREVEDE LA PROCEDURA
E’ bene tuttavia precisare il significato degli avvenimenti di questi giorni per meglio interpretare l’accaduto. E’ noto a tutti la “geologica” lunghezza dei processi giudiziari, è dunque facile capire come la decisione del gip di ieri e quella di domani nulla hanno a che fare con il merito (il sindaco è colpevole o innocente?).Il giudice dovrà solo stabilire se siano ancora reali i pericoli di fuga, inquinamento probatorio e reiterazione del reato. Otto giorni fa lo stesso gip diceva: c’è questo pericolo. Domani questo pericolo sarà svanito. Un ravvedimento che deve basarsi su argomentazioni precise nel pieno rispetto delle regole.Il gip (giudice per le indagini preliminari) non è il giudice del processo ma competente solo per le richieste relative alle indagini. E’ a questa figura che il pubblico ministero che coordina le indagini e incarna la pubblica accusa chiede, argomentando, misure restrittive (gli arresti). Il gip valutate le carte e le prove raccolte decide di concederle o meno.Dopo 10 giorni dall’arresto gli arrestati devono essere interrogati (interrogatorio di garanzia) per verificare la correttezza delle procedure e raccogliere eventuali tesi difensive e nuovo materiale probatorio.Sono questi gli interrogatori ai quali abbiamo assistito.
LE INDAGINI CONTINUANO
Dando per certa la scarcerazione di tutti gli indagati è facile prevedere grandi feste per riaccogliere l’ex sindaco disarcionato ingiustamente, ripercussioni politiche più o meno invasive, un ostacolo affatto trascurabile all’impianto accusatorio e al futuro della presente indagine.La situazione si complica per chi ha lavorato in questa indagine, la politica farà il resto e si sprecheranno fiumi di inchiostro per parlare di giustizialismo, garantismo, errori giudiziari ed ingiustizie.Le verità come sempre rimarranno quattro, ben distinte: la verità vera, quella processuale, quella della politica e quella dei giornali.23/12/2008 15.56



lunedì 22 dicembre 2008

Torna Libero Guido D'Ezio





Fonte: PrimaDaNoi
Nella foto Guido D'Ezio 1° a sinistra

CRONACA - Pescara
Torna libero Guido Dezio-->Inviato da Redazione-->il 22/12/2008 15:12:46 -->2213 letture)-->-->

PESCARA. Altra mattinata di interrogatori per l’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari tre persone tra cui il sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso. Nel pomeriggio il gip revoca gli arresti a Dezio.Il primo a sfilare davanti al giudice, Luca De Ninis, è stato Massimo De Cesaris, l'imprenditore di Francavilla accusato di aver versato tangenti all'ex sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso nell'ambito dell'appalto sui cimiteri.De Cesaris - attualmente agli arresti domiciliari - è arrivato accompagnato dall'avvocato Marcello Russo. All'interno dell'aula tuttavia non c’era il pm titolare dell’inchiesta, Gennaro Varone, impegnato fuori città, ma il collega Andrea Papalia al quale ha chiesto di sostituirlo.Una procedura che potrebbe trovare una sua logica qualora il pm avesse avuto la volontà di interrogare gli indagati.Alla fine l’interrogatorio è durato un'ora e mezzo, non si e' parlato di tangenti e sembra non siano state fatte domande sull'argomento. L'avvocato Marcello Russo, difensore di De Cesaris, al termine dell'interrogatorio, ha detto che «l'accusa ha collegato dei finanziamenti che sono ufficializzati in termini politici, tipo campagne elettorali ed alto, ipotizzando, invece, che fossero dati in cambio di future eventuali utilità».De Cesaris avrebbe spiegato –sempre secondo quanto riferito dall’avvocato- sia i rapporti che ha col sindaco ormai da lungo tempo, sia come si sarebbe svolto il project financing sui cimiteri.«Inizialmente i rapporti col sindaco erano casuali, poiche' entrambi abitavano a Francavilla e D'Alfonso - ha ricordato De Cesaris - mi presto' un garage per depositare le mie biciclette. Gli altri rapporti sono stati solo con gli uffici comunali per l'iter del project financing».De Cesaris avrebbe ammesso poi anche i lavori eseguiti nella casa della madre del sindaco.«Si trattava di lavori di ordinaria manutenzione e di pochissima consistenza», ha spiegato l’avvocato Russo riferendosi soltanto ai lavori contestati per una casa di Manoppello e non a quelli che la procura contesta essere avvenuti anche nella casa attuale dell’ex sindaco.Il legale ha anche aggiunto che si e' parlato di un invito del sindaco a cercare di aiutare un giornalista per le attivita' di comunicazione e l'invito «e' stato raccolto per la pubbicizzazione dei lavori che stavano a facendo su una strada».Il diretto interessato, sull’argomento, sentito dalla procura aveva però ammesso di aver preso soldi senza che la ditta gli chiedesse prestazioni.L'avvocato Marcello Russo ha presentato istanza di scarcerazione. E’ stata poi la volta di Marco Molisani, ex capo di gabinetto del sindaco.L’avvocato difensore, Vincenzo Di Girolamo ha spiegato che «Molisani ha chiarito tutti i passaggi degli atti amministrativi ai quali ha avuto modo di partecipare evidenziando, in maniera efficace, la correttezza del suo operato».Sempre secondo il legale, il suo assistito ha chiarito che sul project financing non ha mai avuto alcuna parte. In quanto alla presenza di un fascicolo di quell'intervento nell'ufficio delle impiegate amministrative del Gabinetto del sindaco, Molisani ha detto che «era lì insieme con altri 1700-1800 fascicoli, cioe' era li' al pari di tutti gli altri fascicoli dell'attivita' amministrativa dell'ente guidato dal sindaco D'Alfonso».«Quindi nessun elemento particolarmente indiziario o sottilmente sospetto», per l'avvocato Di Girolamo. Infine ha respinto tutte le accuse anche l’ex autista e factotum, Fabrizio Paolini.Paolini ha spiegato di avere avuto un contratto di consulenza con il patron di AirOne Carlo Toto e per questo era pagato dall'imprenditore.«Le cose - ha detto il suo legale Marco Femminella – sono più semplici di quelle che appaiono».Il gip Luca De Ninis ora dovrà decidere per Paolini e l'altro funzionario Marco Molisani sulla richiesta di interdizione dai pubblici uffici.Secondo quanto si è potuto apprendere lo stesso giudice potrebbe pronunciarsi sulla eventuale scarcerazione di D'Alfonso, Dezio e De Cesaris, entro mercoledì, vigilia di Natale.22/12/2008 15.06TORNA LIBERO GUIDO DEZIOE' tornato in liberta' Guido Dezio, dirigente comunale ed ex braccio destro di Luciano D'Alfonso.Lo ha deciso il gip del tribunale di Pescara Luca De Ninis, che ha, dunque, accolto l'istanza di revoca degli arresti domiciliari presentata dai legali di Dezio, gli avvocati Medoro Pilotti Aielli e Marco Spagnuolo. Secondo il gip, dopo il chiarimento di alcuni elementi, sarebbe mutato il quadro accusatorio.Chiarimenti che secondo il gip avrebbero mutato il quadro di insieme che preludono, a questo punto, ad un pronunciamento in linea anche per l’ex primo cittadino.Il difensore di Dezio, Marco Spagnuolo, aveva sostenuto all’indomani del secondo arresto del suo assistito la stranezza di questo nuova misura cautelare poiché per Dezio non erano sopraggiunti elementi nuovi e di rilievo tali da giustificarla. Tuttavia il gip otto giorni fa aveva giudicato diversamente.«E’ agevole desumere», aveva scritto nell’ordinanza del 15 dicembre, «non solo il concreto pericolo ma la sostanziale certezza che condotte integranti reati analoghi a quelli per cui si procede saranno commesse anche in futuro, poiché esse appaiono connaturate al modo di agire e concepire la propria funzione politico-amministrativa».Veniva, inoltre, giudicato «concreto e attuale» il pericolo di inquinamento probatorio.Inoltre lo stesso gip aveva ritenuto opportuno che le misure cautelari durassero almeno tre mesi: tempo necessario dato al pm Varone di interrogare dipendenti comunali che sarebbero stati così liberi di testimoniare senza alcuna pressione sterna.Per Dezio, il giudice oggi pomeriggio ha cambiato idea.22/12/2008 17.08
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domenica 21 dicembre 2008

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Hells Angels, gli angeli più ricchi della terra.

Fonte: Il Corriere.com Edizione Italiana del Corriere Canadese

Hells Angels, gli angeli più ricchi della terra
16/Parte - Hanno 111 filiali e sono presenti in tre continenti. Un "chapter" è stato aperto anche a Milano. Il ministro della Giustizia: «Sono un pericolo»Di Antonio Nicaso
Articolo pubblicato il: 2001-10-11
Qualcuno li ha definiti gli angeli più ricchi della terra, ma per molti sono un'organizzazione che ha saputo coniugare arretratezza e modernità, un miscuglio nel quale convivono da decenni un senso feroce della fedeltà personale e la disponibilità a muovere uomini e capitali anche sulle lunghe distanze. Le polizie di mezzo mondo se ne sono accorte di recente: «Gli Hells Angels non hanno niente da invidiare a Cosa Nostra o agli altri gruppi tradizionali del crimine organizzato». Forse hanno qualcosa in più: sono l'organizzazione criminale che nel mondo è cresciuta più in fretta con 111 "filiali" sparse in tre continenti: Stati Uniti, Canada, Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Liechtenstein, Norvegia, Spagna, Svezia, Svizzera, Olanda, Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa, Brasile e perfino Italia.Così due esponenti di punta degli Hells Angels in Danimarca hanno definito i membri dell'organizzazione cui appartenevano: «Gli Angeli sono dei ribelli impenitenti, sono provocatori per vocazione ed amano creare problemi senza una specifica ragione». La cultura è quella della violenza che, in economia, incrementa i profitti e che, nella vita di tutti i giorni, fonda e garantisce il potere criminale. Anche a Bikerdome, la violenza non è altro che il capitale originario del motociclista fuorilegge: l'elemento fondamentale per conquistare potere e ricchezza e per difenderli. Senza violenza il gangster su due ruote non esisterebbe: sarebbe come una persona che porta a spasso il suo cadavere.Gli Hells Angels, come le altre bande di motociclisti, non nascondono la loro appartenenza, anzi l'ostentano. Ed in questo sono molto simili ai gangster giapponesi che si coprono il corpo di tatuaggi, senza fare mistero della loro affiliazione alla Yakuza. Criminali con l'uniforme, anche se, come ha scritto Yves Lavigne, oggi tendono sempre più ad indossare il doppiopetto che il giubotto con il teschio alato.Sono però unici, nonostante i cambiamenti. «Essi costituiscono una forma atipica di crimine organizzato», spiega il sergente maggiore dell'Rcmp Jean Pierre Levesque, esperto a livello internazionale di questo fenomeno.

TANGENTI PESCARA: LUNEDI' ALTRI INTERROGATORI

Fonte: AGI

TANGENTI PESCARA: LUNEDI' ALTRI INTERROGATORI

AGI)- Pescara, 20 dic. - Il Gip del tribunale di Pescara, Luca De Ninis, nell'ambito dell'inchiesta sulle presunti tangenti al comune di Pescara, che ha portato all'arresto del sindaco Luciano D'Alfonso, oggi ascoltato per circa 5 ore, lunedi' interroghera' altri indagati. Sara' la volta dell'imprenditore Massimo De Cesaris, anche lui agli arresti domiciliari con l'accusa di corruzione aggravata e di due tecnici comunali.
TANGENTI PESCARA: QUASI 5 ORE DI INTERROGATORIO PER D'ALFONSO
AGI)- Pescara, 20 dic. - E' durato quasi cinque ore l'interrogatorio di Luciano D'Alfonso, sindaco dimissionario di Pescara, arrestato per presunti tangenti nei lavori pubblici della citta'. All'interrogatorio, condotto dal Gip Luca De Ninis, non ha partecipato il sostituto procuratore Gennaro Varone che conduce l'inchiesta. All'uscita del palazzo di Giustizia D'Alfonso e' stato accolto da un'applauso da parte di una decina di persone. Al termine dell'interrogatorio il difensore di D'Alfonso, l'avvocato Giuliano Milia ( lo stesso difensore di Ottaviano Del Turco) ha detto di non poter rilasciare dichiarazioni si e' limitato a dire: " Abbiamo risposto alle domande per quasi cinque ore".
TANGENTI PESCARA: EX SINDACO D'ALFONSO IN TRIBUNALE
AGI)- Pescara, 20 DIC. - Luciano D'Alfonso, il sindaco di Pescara, dimissionario, e' arrivato alle ore 9 al Palazzo di Giustizia per essere nuovamente interrogato dal Gip e dai Pm che si occupano della vicenda sulle presunte tangenti nei lavori pubblici a Pescara. D'Alfonso e' stato raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari con diverse accuse tra cui concussione, corruzione, peculato e falso.

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CRONACA - Pescara. L'arresto di d'Alfonso







Fonte: PrimaDaNoi.it




D'Alfonso e la Sanità: «denaro e assunzioni dagli imprenditori»-->Inviato da Redazione-->il 20/12/2008 9:06:10 -->2939 letture)-->-->
L’ARRESTO DI D’ALFONSO. PESCARA. Contatti diretti con gli imprenditori della sanità. Sia Pierangeli che Angelini vedevano nell'ex sindaco, Luciano D'Alfonso, una buona sponda per ammorbidire l'ex presidente della regione Ottaviano Del Turco. Rapporti stretti, incontri frequenti sebbene l'ex primo cittadino non avesse possibilità di decidere in prima persona. Secondo l'accusa D'Alfonso per questa intermediazione riceveva in cambio denaro per le sue campagne elettorali (puntualmente in nero) e contrattava assunzioni di suoi conoscenti. Gli episodi contestati sono parecchi. Pierangeli nel corso dell'interrogatorio avuto nelle scorse settimane con il pm Varone ha negato ogni addebito e se questi gli avrebbe versato senza fattura meno di 10 mila euro da Angelini ne sarebbero arrivati «parecchie centinaia di migliaia di euro», come racconta una dirigente del gruppo.LA EX FONDERIA CAMPLONENei mesi di marzo e aprile 2006 da Pierangeli arrivarono 8 mila euro quale contributo «non dichiarato», si legge nell'ordinanza, «in prossimità delle elezioni politiche nazionali dell 'anno 2006».La contropartita, si legge ancora erano «atti amministrativi contrari ai doveri di ufficio adottati o da adottarsi» nell'accordo di programma per definire la nuova destinazione dell'area "Ex Fonderia Campione", acquistata dalla Cielo Alto S.r.l. di Pierangeli ad agosto del 2003. E’ lì che la Regione ed il Comune hanno deciso di costruire la nuova sede di giunta e consiglio regionale.Infatti, sulla zona la ditta «aveva un dichiarato interesse economico», scrive il gip De Ninis, anche perché la sua vocazione urbanistica «é divenire sede degli uffici della Regione Abruzzo». Riscontri di questo ce ne sono anche nella famosa lista di Dezio dove si leggeva “Pierangeli Luigi8N”, dove la lettera “N” sta per "in nero". «Pierangeli Luigi aveva, dunque, una ottima ragione per corrispondere denaro al sindaco Luciano D'Alfonso essendo quest'ultimo funzionario apicale dell'amministrazione avrebbe dovuto, con amplissima discrezionalità, ratificare l'accordo di programma sull'area urbana questione, anch' esso delegato al dirigente Silveri».Su quel progetto ci furono fin da subito mille dubbi e contestazioni anche nel corso dei consigli regionali, sia per il progetto in sé (tre torri di oltre 40 metri forse troppo vicino alla pista di atterraggio - 2,6 chilometri - ed esattamente all'interno del sentiero di atterraggio). E alcuni consiglieri di minoranza come Antonio Norante dell'Udc sollevarono più di un dubbio: «I terreni, dove dovrebbero sorgere gli uffici della Regione», disse nel 2005, «sono stati acquistati dalla società Cielo Alto srl di proprietà degli imprenditori della sanità. Si tratta di un intreccio, il solito intreccio», concluse Norante, «e la sanità in questi intrecci non manca mai».PIERANGELI E LA CAMPAGNA ELETTORALE DI DEL TURCOMa è stato lo stesso Pierangeli, nel corso di un interrogatorio a spiegare perché lui fosse in contatto con l'ex sindaco.«D'Alfonso», scrive il gip De Ninis, «è stato aduso alle richieste di favori personali verso il Pierangeli. Infatti, nel corso della perquisizione è stata sequestrata una lettera, a sottoscrizione del sindaco, con la quale quest'ultimo (in data 14 febbraio 2005) preannunziava al Pierangeli la visita di un incaricato di Del Turco per concordare le modalità di sostegno alle iniziative legate alla campagna elettorale per il rinnovo della Presidenza Regionale. Che Del Turco avesse necessità della mediazione del D'Alfonso per chiedere denaro a Pierangeli», scrive il gip, «la dice lunga sulle capacità induttive del sindaco verso quell'imprenditore e sui rapporti tra i due».Un responsabile delle relazioni pubbliche della società di Pierangeli ha poi raccontato che D'Alfonso «più volte (personalmente, ovvero tramite Dezio; nei periodi pre-elettorali ed anche in epoca recentissima) ha chiesto ed ottenuto che il Pierangeli assumesse suoi protetti. Tali asserzioni sono state confermate nel corso dell'interrogatorio dal Pierangeli, che è tuttavia, apparso assolutamente restio a dettagliarle».D'ALFONSO E VILLA SERENAMa anche Villa Serena aveva frequenti incontri con D'Alfonso, secondo l'accusa. Concetta Petruzzi è la proprietaria dell' istituto sanitario in questione «ed è stata più volte, insieme al Pierangeli, in riunione con il D'Alfonso», scrive il gip De Ninis, «perché si facesse portavoce, quale capo del Pd, delle loro istanza in materia di sanità convenzionata» e «per ottenere aiuto contro l'atteggiamento del governatore della regione Abruzzo Del Turco, sfacciatamente in favore del loro concorrente Vincenzo Angelini, proprietario di Villa Pini».Nel corso della perquisizione eseguita a carico di Petruzzi è stato acquisito un elenco di persone da assumere o assunte, segnalate dal sindaco D'Alfonso, come risulta chiaro da un appunto».L'agenda degli appuntamenti dell'anno 2006, «pure sequestrata alla Petruzzi conclama numerosissimi incontri con il sindaco D'Alfonso, uno di essi in data 3 aprile 2006, nei quali, certamente, si parlava di sanità, come risulta da alcune annotazioni. Dalla contabilità ufficiale di Villa Serena risulta un versamento dichiarato di euro 5.000 al Comitato D'Alfonso il 17 dicembre 2007». «L'agenda del sindaco», si legge ancora nell'ordinanza, «indica, poi, una lunga serie di incontri personali con il Pierangeli, tra il dicembre 2005 ed il gennaio 2008; ne consegue che è irragionevole ritenere che la richiesta degli 8.000 euro in nero annotati dal Dezio sia stata una sua iniziativa personale».INCONTRI CON ANGELINIDopo il deposito della richiesta di misura cautelare la procura ha ascoltato un dirigente del gruppo Angelini «a conoscenza di particolari rilevanti per la presente indagine».La persona in questione «ha dichiarato di avere appreso dall'allora collega Camillo Cesarone (arrestato nell'ambito dell'inchiesta sulla santità abruzzese, per avere operato quale collettore di tangenti per conto di Ottaviano Del Turco) che, nel periodo delle elezioni regionali del 2005 (quelle poi vinte dal Del Turco) al D''Alfonso erano stati elargiti contributi in misura maggiore che al Del Turco per centinaia di migliaia di euro (evidentemente in nero, visto che di essi non vi è traccia nella contabilità ufficiale della Margherita), quale investimento su un politico in ascesa della coalizione di centro-sinistra». L'ex dirigente «ha ricordato, poi, di una assunzione di comodo di un esponente della Margherita.Camillo Cesarone ha confermato l'esistenza di uno stretto rapporto tra il D'Alfonso e l' Angelini, che spingeva quest'ultimo ad andare non raramente ad incontrare il primo presso il Municipio di Pescara (benché il Comune non abbia alcuna competenza in materia di sanità convenzionata), i due a chiamarsi per nome e l'Angelini ad affermare, alle richieste di chiarimenti del Cesarone "Luciano è un amico"». 20/12/2008 8.54



Fonte: PrimaDaNoi


CRONACA - Pescara
D'Alfonso e la Sanità: «denaro e assunzioni dagli imprenditori»-->Inviato da Redazione-->il 20/12/2008 9:06:10 -->2931 letture)-->-->
L’ARRESTO DI D’ALFONSO. PESCARA. Contatti diretti con gli imprenditori della sanità. Sia Pierangeli che Angelini vedevano nell'ex sindaco, Luciano D'Alfonso, una buona sponda per ammorbidire l'ex presidente della regione Ottaviano Del Turco. Rapporti stretti, incontri frequenti sebbene l'ex primo cittadino non avesse possibilità di decidere in prima persona. Secondo l'accusa D'Alfonso per questa intermediazione riceveva in cambio denaro per le sue campagne elettorali (puntualmente in nero) e contrattava assunzioni di suoi conoscenti. Gli episodi contestati sono parecchi. Pierangeli nel corso dell'interrogatorio avuto nelle scorse settimane con il pm Varone ha negato ogni addebito e se questi gli avrebbe versato senza fattura meno di 10 mila euro da Angelini ne sarebbero arrivati «parecchie centinaia di migliaia di euro», come racconta una dirigente del gruppo.LA EX FONDERIA CAMPLONENei mesi di marzo e aprile 2006 da Pierangeli arrivarono 8 mila euro quale contributo «non dichiarato», si legge nell'ordinanza, «in prossimità delle elezioni politiche nazionali dell 'anno 2006».La contropartita, si legge ancora erano «atti amministrativi contrari ai doveri di ufficio adottati o da adottarsi» nell'accordo di programma per definire la nuova destinazione dell'area "Ex Fonderia Campione", acquistata dalla Cielo Alto S.r.l. di Pierangeli ad agosto del 2003. E’ lì che la Regione ed il Comune hanno deciso di costruire la nuova sede di giunta e consiglio regionale.Infatti, sulla zona la ditta «aveva un dichiarato interesse economico», scrive il gip De Ninis, anche perché la sua vocazione urbanistica «é divenire sede degli uffici della Regione Abruzzo». Riscontri di questo ce ne sono anche nella famosa lista di Dezio dove si leggeva “Pierangeli Luigi8N”, dove la lettera “N” sta per "in nero". «Pierangeli Luigi aveva, dunque, una ottima ragione per corrispondere denaro al sindaco Luciano D'Alfonso essendo quest'ultimo funzionario apicale dell'amministrazione avrebbe dovuto, con amplissima discrezionalità, ratificare l'accordo di programma sull'area urbana questione, anch' esso delegato al dirigente Silveri».Su quel progetto ci furono fin da subito mille dubbi e contestazioni anche nel corso dei consigli regionali, sia per il progetto in sé (tre torri di oltre 40 metri forse troppo vicino alla pista di atterraggio - 2,6 chilometri - ed esattamente all'interno del sentiero di atterraggio). E alcuni consiglieri di minoranza come Antonio Norante dell'Udc sollevarono più di un dubbio: «I terreni, dove dovrebbero sorgere gli uffici della Regione», disse nel 2005, «sono stati acquistati dalla società Cielo Alto srl di proprietà degli imprenditori della sanità. Si tratta di un intreccio, il solito intreccio», concluse Norante, «e la sanità in questi intrecci non manca mai».PIERANGELI E LA CAMPAGNA ELETTORALE DI DEL TURCOMa è stato lo stesso Pierangeli, nel corso di un interrogatorio a spiegare perché lui fosse in contatto con l'ex sindaco.«D'Alfonso», scrive il gip De Ninis, «è stato aduso alle richieste di favori personali verso il Pierangeli. Infatti, nel corso della perquisizione è stata sequestrata una lettera, a sottoscrizione del sindaco, con la quale quest'ultimo (in data 14 febbraio 2005) preannunziava al Pierangeli la visita di un incaricato di Del Turco per concordare le modalità di sostegno alle iniziative legate alla campagna elettorale per il rinnovo della Presidenza Regionale. Che Del Turco avesse necessità della mediazione del D'Alfonso per chiedere denaro a Pierangeli», scrive il gip, «la dice lunga sulle capacità induttive del sindaco verso quell'imprenditore e sui rapporti tra i due».Un responsabile delle relazioni pubbliche della società di Pierangeli ha poi raccontato che D'Alfonso «più volte (personalmente, ovvero tramite Dezio; nei periodi pre-elettorali ed anche in epoca recentissima) ha chiesto ed ottenuto che il Pierangeli assumesse suoi protetti. Tali asserzioni sono state confermate nel corso dell'interrogatorio dal Pierangeli, che è tuttavia, apparso assolutamente restio a dettagliarle».D'ALFONSO E VILLA SERENAMa anche Villa Serena aveva frequenti incontri con D'Alfonso, secondo l'accusa. Concetta Petruzzi è la proprietaria dell' istituto sanitario in questione «ed è stata più volte, insieme al Pierangeli, in riunione con il D'Alfonso», scrive il gip De Ninis, «perché si facesse portavoce, quale capo del Pd, delle loro istanza in materia di sanità convenzionata» e «per ottenere aiuto contro l'atteggiamento del governatore della regione Abruzzo Del Turco, sfacciatamente in favore del loro concorrente Vincenzo Angelini, proprietario di Villa Pini».Nel corso della perquisizione eseguita a carico di Petruzzi è stato acquisito un elenco di persone da assumere o assunte, segnalate dal sindaco D'Alfonso, come risulta chiaro da un appunto».L'agenda degli appuntamenti dell'anno 2006, «pure sequestrata alla Petruzzi conclama numerosissimi incontri con il sindaco D'Alfonso, uno di essi in data 3 aprile 2006, nei quali, certamente, si parlava di sanità, come risulta da alcune annotazioni. Dalla contabilità ufficiale di Villa Serena risulta un versamento dichiarato di euro 5.000 al Comitato D'Alfonso il 17 dicembre 2007». «L'agenda del sindaco», si legge ancora nell'ordinanza, «indica, poi, una lunga serie di incontri personali con il Pierangeli, tra il dicembre 2005 ed il gennaio 2008; ne consegue che è irragionevole ritenere che la richiesta degli 8.000 euro in nero annotati dal Dezio sia stata una sua iniziativa personale».INCONTRI CON ANGELINIDopo il deposito della richiesta di misura cautelare la procura ha ascoltato un dirigente del gruppo Angelini «a conoscenza di particolari rilevanti per la presente indagine».La persona in questione «ha dichiarato di avere appreso dall'allora collega Camillo Cesarone (arrestato nell'ambito dell'inchiesta sulla santità abruzzese, per avere operato quale collettore di tangenti per conto di Ottaviano Del Turco) che, nel periodo delle elezioni regionali del 2005 (quelle poi vinte dal Del Turco) al D''Alfonso erano stati elargiti contributi in misura maggiore che al Del Turco per centinaia di migliaia di euro (evidentemente in nero, visto che di essi non vi è traccia nella contabilità ufficiale della Margherita), quale investimento su un politico in ascesa della coalizione di centro-sinistra». L'ex dirigente «ha ricordato, poi, di una assunzione di comodo di un esponente della Margherita.Camillo Cesarone ha confermato l'esistenza di uno stretto rapporto tra il D'Alfonso e l' Angelini, che spingeva quest'ultimo ad andare non raramente ad incontrare il primo presso il Municipio di Pescara (benché il Comune non abbia alcuna competenza in materia di sanità convenzionata), i due a chiamarsi per nome e l'Angelini ad affermare, alle richieste di chiarimenti del Cesarone "Luciano è un amico"». 20/12/2008 8.54

sabato 20 dicembre 2008

PESCARA,VICINI A D'ALFONSO:SEI E SARAI IL NOSTRO SINDACO

Fonte: Leggimi (Quotidiano)


PESCARA,VICINI A D'ALFONSO:SEI E SARAI IL NOSTRO SINDACO
(by giovanni, published venerdì 19 dicembre 2008 18:36)

"Sei e sarai sempre il nostro sindaco. Luciano D'Alfonso, il sindaco che ha fatto grande Pescara. Ridateci il nostro sindaco. Tieni duro, la citta' di Pescara sta con te. Luciano ti vogliamo bene". Sono le frasi scritte su un cartello affisso oggi pomeriggio all'interno dell'aula consiliare del comune di Pescara, dove cominceranno a breve i lavori del consiglio, che si riunisce per la prima volta dopo l'arresto del sindaco Luciano D'Alfonso, finito ai domiciliari lunedi' sera e dimissionario da lunedi' mattina. Ad assistere ai lavori, in aula, centinaia di persone, sedute e in piedi, arrivate a palazzo di citta' per dimostrare vicinanza a D'Alfonso. Su un altro cartello c'e' scritto "Siamo tutti con te forza sindaco" e su un altro "Pescara vicina al suo sindaco", frase ispirata al logo creato dall'ex sindaco che recita "Pescara citta' vicina".All'ex sindaco D'Alfonso i pescaresi che hanno raggiunto la sala consiliare hanno riservato lunghi applausi, prima e dopo l'inizio dei lavori. A presiedere la seduta Enzo Dogali, presidente dell'assise civica, che prima di esaminare i punti all'ordine del giorno ha letto in aula la lettera di dimissioni dell'ex primo cittadino. La tensione si e' fatta altissima quando la parola e' passata al capogruppo del Pdl Luigi Albore Mascia che e' stato fischiato tanto da costringere il presidente a sospendere per alcuni minuti la seduta.I lavori del Consiglio comunale sono ripresi alle 17.03 con un appello ai cittadini presenti in aula del presidente Dogali a mantenere la calma, ad avere 'pazienza e rispetto'. Il capogruppo del Pdl, Luigi Albore Mascia, riprendendo la parola, ha fatto notare l'allontanamento dalla giunta dell'Italia dei valori dopo l'arresto di D'Alfonso. Mascia ha anche ricordato alcune vicende amministrative che nei mesi scorsi sono state al centro di forti attacchi da parte del centrodestra come la riqualificazione dell'area di risulta, la privatizzazione dei cimiteri, l'operazione Di Properzio, le consulenze e le borse di studio erogate dal Comune, i mecenatismi 'interessati' dei privati e che hanno avuto 'costi sociali elevatissimi'. Dopo Mascia ha preso la parola Moreno Di Pietrantonio, il quale ha detto che oggi e' il giorno 'della tristezza e del dolore, ma anche dell'orgoglio e della speranza'.agi

venerdì 19 dicembre 2008

CRONACA - Pescara Supporters di D’Alfonso al consiglio:«rimarrai il nostro sindaco per sempre»

Fpnte: PrimaDaNoi.it

CRONACA - Pescara
Supporters di D’Alfonso al consiglio:«rimarrai il nostro sindaco per sempre»-->Inviato da Redazione-->il 19/12/2008 18:37:49 -->1194 letture)-->-->
PESCARA. Non ha parlato ieri ai microfoni dei cronisti evitati abilmente utilizzando qualche stratagemma. Luciano D’Alfonso, ex sindaco, non utilizza la stessa tecnica mediatica dell’ex presidente Del Turco.Lui, il sindaco più amato e chiacchierato di Pescara, non parla e rispetta le restrizioni impostegli dalla procura che lo accusa tra gli altri di falso, concussione, truffa.Parlano, invece, i sostenitori, i cittadini di Pescara che si dicono vicini al loro sindaco e sicuri che sia persona integerrima, loro non credono affatto nemmeno lontanamente a quello che la procura crede di riuscire a provare in un futuro processo.Una manifestazione così non si era vista dopo l’arresto di Del Turco e probabilmente dopo l’arresto di nessuno. Ci sarebbe da chiedersi allora il perché anche se tutto questo conta poco in tribunale.Oggi all’inizio del primo consiglio senza D’Alfonso e l’ultimo della consiliatura, con giunta monca (l’Idv è uscita), erano in tanti a gridare la solidarietà al sindaco agli arresti domiciliari. «Sei e sarai sempre il nostro sindaco. Luciano D'Alfonso, il sindaco che ha fatto grande Pescara. Ridateci il nostro sindaco. Tieni duro, la citta' di Pescara sta con te. Luciano ti vogliamo bene».Queste le frasi scritte su un cartello affisso oggi pomeriggio all'interno dell'aula consiliare del Comune di Pescara, dove è cominciato con qualche travaglio l’ultima assemblea.Su un altro cartello, intanto, c'e' scritto:«Siamo tutti con te forza sindaco» e su un altro ancora «Pescara vicina al suo sindaco», frase ispirata al logo creato dall'ex sindaco che recita 'Pescara citta' vicina'. Un movimento di persone “spontaneo” che si è dato appuntamento qui.Sono stati molti gli applausi e le grida dalla platea oggi più rumorosa che mai.Poi il consiglio è iniziato con la lettura delle parole contenute nella lettera di dimissioni di D’Alfonso da parte di Enzo Dogali.La tensione si e' fatta altissima quando la parola e' passata al capogruppo del Pdl Luigi Albore Mascia che e' stato fischiato tanto da dover sospendere per alcuni minuti il Consiglio. Poco dopo le 17 i lavori sono ripresi con un appello ai cittadini presenti in aula del presidente Dogali a mantenere la calma, ad avere «pazienza e rispetto».Il capogruppo del Pdl, Luigi Albore Mascia, riprendendo la parola, ha fatto notare l'allontanamento dalla giunta dell'Italia dei valori ma anche ricordato alcune vicende amministrative che neimesi scorsi sono state al centro di forti attacchi da parte del centrodestra come la riqualificazione dell'area di risulta, la privatizzazione dei cimiteri, l'operazione Di Properzio, le consulenze e le borse di studio erogate dal Comune, i mecenatismi 'interessati' dei privati e che hanno avuto 'costi sociali elevatissimi'. Mascia ha fatto presente come in molte questioni siano state contestate situazioni di illegittimità, allora, mentre le cose accadevano, eppure il centrosinistra è sempre andato avanti per la sua strada.DOMANI PROSEGUE L'INTERROGATORIOIntanto però è altra cosa l’inchiesta giudiziaria che non si gioca sui giornali o con le emozioni suscitate.Così alle prove che la procura ha raccolto in una trentina di faldoni bisognerà opporre altre prove per giustificare versamenti di denaro che non sono messi in dubbio, dunque non contestati e regali offerti dagli imprenditori.La difesa del sindaco si è fatta ad un tratto anche rischiosa poiché avrebbe ammesso di aver ricevuto regali da Toto ma anche dichiarato che quelli erano solo regali non tangenti. Non la pensa così, invece, la procura che, codice alla mano, sostiene come qualora vi sia un rapporto istituzionale in itinere (per esempio una qualunque pratica amministrativa) una dazione non regolare, cioè in nero, configuri necessariamente la commissione di un reato.La cosa da stabilire è solo quale tipo di reato. Le ipotesi sono tre: finanziamento illecito ai partiti, corruzione (propria e impropria) o concussione.La possibilità che sia un regalo e basta pare non sia contemplata.L’errore allora sarebbe stato secondo quanto emerge dalla ricostruzione dei fatti proprio il passaggio di soldi schermato, camuffato, non dichiarato.Gli inquirenti infatti avrebbero controllato e verificato ogni nome della “lista Dezio” a fianco del quale compariva la “N” di “nero” e trovato così le tracce del denaro.Gli altri nomi con versamenti regolari, per ora, non sarebbero stati verificati anche se tutti hanno avuto rapporti con il Comune di Pescara. Una sentenza della Cassazione non esclude, infatti, la corruzione anche in presenza di versamenti in chiaro. Così, dopo tre ore di accorata difesa, D’Alfonso avrebbe ripetuto sostanzialmente molte cose già dette durante l’interrogatorio davanti al pm, Gennaro Varone, cose che il gip De Ninis ha poi letto sul verbale.Lunedì scorso quando è stata firmata l’ordinanza di arresto quelle argomentazioni non bastarono, chissà se, invece, le abilità affabulatorie dell’ex primo cittadino possano rendere meglio dal vivo.Domani, sabato 20 dicembre, infatti, alle 10 è prevista la ripresa della udienza interrotta giovedì sera dopo tre ore di sostanziale monologo.E’ probabile però che questa volta il pm Varone non ci sarà, magari perché sicuro del lavoro svolto “sulle carte” o magari per sfuggire al tranello di spostare il discorso su piani diversi da quelli strettamente giuridici.Dal canto loro i difensori degli indagati chiederanno la cessazione delle misure cautelari. In giornata potrebbe arrivare la decisione del gip De Ninis sulla eventuale revoca, la mitigazione o la permanenza delle misure.19/12/2008 18.35

giovedì 18 dicembre 2008

Pescra: APPALTO CIMITERI

Fonte: Primadanoi.it

Appalto cimiteri: «un project financing contro legge e finanziamenti occulti»-->Inviato da Redazione-->il 18/12/2008 12:54:37 -->1041 letture)-->-->
CIMITERI 2: DE CESARIS VERSÒ SOLDI AL GIORNALISTA SU RICHIESTA DI D’ALFONSOSecondo l'accusa c'era anche un altro modo nel quale De Cesaris distribuiva «remunerazione occulte» per compiacere l'allora sindaco D'Alfonso.Nell'appunto sequestrato all'imprenditore nel corso di una perquisizione, infatti, c'erano anche dei riferimenti ad alcuni versamenti (6mila euro) verso la società Informabruzzo, sotto la voce "versamento liberale a partito politico".Ma quella società non aveva affatto a che fare con un partito.A raccontare come sono andate le cose e a chiarire il comportamento "particolare" del sindaco è stato nel corso di un interrogatorio, Francesco Di Miero, giornalista del Tempo Abruzzo e titolare di Informabruzzo. Ecco che cosa raccontò: «Ho rappresentato al sindaco D'Alfonso che la mia azienda era in grado di massimizzare eventi e gestire immagine di società e persone. A questo punto D'Alfonso mi guardò e disse "adesso ci penso io" e chiamò telefonicamente la sua segreteria chiedendo: "Chiamatemi De Cesaris".Subito De Cesaris venne chiamato ed i due cominciarono a parlare; nella circostanza D'Alfonso, in modo confidenziale disse al De Cesaris "Vogliamo fare una buona azione? Offrendo una prestazione ad un bravo giornalista?" Dopo di che avuta conferma la telefonata è stata chiusa ....»Qualche giorno seguente arrivarono i frutti del raccolto dell'ex sindaco. Il racconto è ancora quello di Di Miero:... Dopo alcuni giorni fui contattato telefonicamente da una persona che mi diede appuntamento al bar Bistrot di via Carducci sotto la sede del quotidiano Il Tempo. Lì incontrai una persona dell'azienda De Cesaris, non ricordo chi fosse, a cui dissi cosa potevo fare per loro con la mia agenzia ... siccome il rapporto doveva essere a lunga scadenza ed una tantum indicai l'importo di euro 5.000 + IVA che mi è stato pagato con la fattura di cui si è parlato. In realtà detta azienda non mi ha mai chiamato e non mi ha mai chiesto alcuna collaborazione e perciò io non ho mai fatto nulla restando in attesa».L'ex sindaco ripetè la stessa procedura altre volte:«Devo a questo punto precisare che D'Alfonso mi ha successivamente chiamato altre tre volte nel tempo per situazioni analoghe, ove con le stesse modalità di cui sopra ha contattato altre aziende per farmi ottenere incarichi analoghi a quelli della De Cesaris ai quali non ho fornito alcuna prestazione. Le aziende sono la Siset Costruzioni Sas di Perilli IO &C, con fatturazione del 20 giugno 2006 importo euro 3.000, la Delta Lavori SpA con fatturazione del 3.1.2006 importo euro 2.400, la Soget S.p.A. con fatturazione del 14 marzo 2006 euro 3.600. Siccome non avevo mai prestato alcuna attività per dette consulenze, durante gli incontri con D'Alfonso ho rappresentato allo stesso questa anomala situazione e questi sorridendomi faceva 'spallucce' e mi diceva che non dovevo preoccuparmi e che era tutto a posto».Il racconto di Di Miero, secondo il gip De Ninis, «é altamente significativa del livello di potere e delle relazioni gestite dal sindaco del capoluogo. Di Miero si è trovato nella condizione di ottenere gratuitamente denaro da più imprese soltanto perché era arrivata la richiesta da D'Alfonso». Per la procura, inoltre i rapporti tra il sindaco ed il giornalista sono «meritevole di approfondimento».«Il sindaco», si legge nell'ordinanza, «potrebbe aver comprato i favori di un giornalista con denaro delle imprese, oppure aver indotto le imprese a regalare soldi ad un suo amico o ancora più semplicemente - come lui stesso ha dichiarato nella memoria allegata all'interrogatorio, fornendo però una motivazione implausibile ed insufficiente – essersi indotto ad un aiuto nei confronti di un postulante».Il rapporto delle imprese con il sindaco, invece, per il gip ha una sola spiegazione: si tratta «di indebita remunerazione».«Esse infatti», scrive il gip, «hanno pagato senza battere ciglio e senza preoccuparsi di quali ne fossero le ragioni: la ragione sufficiente, con evidenza, era la richiesta del sindaco. La s.r.l. Anzuca, del tutto coerentemente, ha iscritto quel pagamento tra le erogazioni liberali a partito politico (ovvero al sindaco D'Alfonso), vestendolo però come compenso per una generica consulenza professionale».Pagamenti a Informabruzzo arrivano anche dalla Soget, società di riscossione con il Comune, come raccontò Gaetano Monaco. Ecco cosa si legge a riguardo nel verbale:Il Monaco, sentito dalla polizia giudiziaria, ha ricordato che all'inizio del 2006 ricevette una telefonata dal sindaco D'Alfonso, che gli chiedeva se non potesse offrire una consulenza ad un bravo giornalista. Il Monaco, tuttavia, comprese la richiesta nella sua effettiva portata: così, dopo avere espressamente richiesto che cifra potesse andare bene ed avere ottenuto per risposta l'indicazione di mantenersi sui 3.000 euro, erogò senz'altro tale somma di denaro al giornalista quando Di Miero gli si presentò, senza commissionargli alcunché. A domanda del perché si fosse deciso a tale elargizione senza causa, ha risposto che gli appariva necessario mantenere buoni rapporti con il Comune». «Anche in questo caso», scrive il gip, «il senso è chiaro: una richiesta di denaro del sindaco D'Alfonso non poteva essere disattesa». DEZIO SOLO BRACCIO OPERATIVO«Se dunque De Cesaris, e non soltanto De Cesaris, era pronto a dare solo perché era D'Alfonso a chiedere», si legge nei documenti, «ne consegue che Dezio non può essere considerato l'ideatore del sistema dei finanziamenti occulti ma é stato, tutt'al più, il consapevole intermediario che ha portato ad esecuzione un generale disegno corruttivo: un semplice ragioniere, sempre solo esecutore delle direttive del proprio mandante».
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CAMERA: NO AD ARRESTI PER MARGIOTTA (pd)

Fonte: ANSA
» 2008-12-18 11:06
Camera: no ad arresti per Margiotta (Pd)
I domiciliari erano stati chiesti dalla procura di Potenza
(ANSA) - ROMA, 18 DIC - La Giunta delle autorizzazioni della Camera ha respinto la richiesta di arresti domiciliari per Salvatore Margiotta.Gli arresti del deputato del Pd erano stata richiesti dalla procura della Repubblica di Potenza, nell'ambito dell'inchiesta sulle tangenti sugli appalti per estrazione del petrolio in Basilicata. Hanno detto no all'autorizzazione all'arresto tutti i gruppi parlamentari tranne l'Idv che ha votato a favore.

APPALTI: BUFERA SU NAPOLI, DICIARAZIONI SPONTANEE DI RUTELLI

Fonte: ANSA.it
2008-12-18 13:13
APPALTI: BUFERA SU NAPOLI, DICHIARAZIONI SPONTANEE DI RUTELLI
"Appena sono apparse sugli organi di informazione le intercettazioni in cui si parlava di me, ho chiamato la Procura della Repubblica di Napoli e ho chiesto di essere ascoltato immediatamente a tutela della mia onestà e onorabilità". "Sono salito in macchina, arrivato alle dieci e un quarto di sera e chiarito punto per punto che tutte le parole pronunciate nelle telefonate intercettate sul mio conto sono totalmente prive di fondamento". "Ringrazio i magistrati di Napoli per la loro disponibilità e ho piena fiducia che le attività giudiziarie si chiudano con l'accertamento della verità nei confronti di tutte le persone interessate". Lo afferma il presidente del Copasir Francesco Rutelli in una nota."I legali di Francesco Rutelli hanno annunciato una azione giudiziaria nei confronti de 'Il Giornale' che ha pubblicato oggi con grande evidenza accuse a Rutelli, cancellando le sue chiare e ferme prese di posizione al riguardo ed operando quindi una grave diffamazione". E' quanto si legge in una nota dell'ufficio stampa di Francesco Rutelli, presidente del Copasir (Comitato di controllo sui Servizi segreti). "Analoga azione giudiziaria - si annuncia sempre nella nota - verrà intrapresa anche nei confronti di altri media, tra i quali alcune radio che hanno riferito che Rutelli sarebbe 'indagato'. Come è noto, Rutelli non solo non è coinvolto nell'inchiesta, ma non ha neppure ricevuto un' informazione di garanzia".
APPALTI: BUFERA SU NAPOLIdi Giuseppe CavalcantiROMA - L'altro ieri l'arresto di Luciano D'Alfonso, sindaco di Pescara nonché segretario regionale del Pd, ieri l'inchiesta sui petroli in Basilicata, oggi la bufera politico-giudiziaria che sta investendo sopratutto gli enti locali, colpisce Napoli e la sua amministrazione, nei prossimi giorni approderà in Calabria, dopo la chiusura, oggi, delle indagini nell'inchiesta "Why Not". Dopo settimane di indiscrezioni e "boatos" su coinvolgimenti di politici napoletani nell'inchiesta su "Global Service", questa mattina sono stati arrestati a Napoli l'imprenditore Alfredo Romeo, mentre altre 12 persone sono invece agli arresti domiciliari: tra essi due assessori della giunta comunale di Napoli. Tutti accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla turbativa degli appalti, abuso d'ufficio e corruzione. Coinvolti i parlamentari Italo Bocchino (Pdl) e Renzo Lusetti (Pd). Anche l'ex assessore Giorgio Nugnes, morto suicida alcune settimane fa, era coinvolto nella stessa inchiesta. Nei giorni scorsi il sindaco di Napoli, Jervolino, durante la verifica politica in consiglio comunale aveva ribadito che "ciò che ha sempre caratterizzato il mio lavoro é il rispetto della legalità, con le mani candide, con l'assenza di clientele, con la più ampia trasparenza". Ed è sempre di oggi l'avviso di chiusura dell'inchiesta "Why Not", l'indagine ora al centro di clamorosi scontri anche all'interno della stessa magistratura. Ipotizzati numerosi reati: dall'associazione per delinquere all'abuso d'ufficio e alla turbata libertà degli incanti, dalla truffa alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Tra i destinatari dell'avviso di conclusione delle indagini, anche il presidente della regione Agazio Loiero. A Pescara l'accusa per il sindaco di centrosinistra D'Alfonso, arrestato lo stesso giorno della vittoria alle regionali del centrodestra, è di aver intascato tangenti in cambio di favori amministrativi. Una regione, quella abruzzese, che è stata tra le prime ad essere investita dalla nuova bufera politico giudiziaria. Le elezioni anticipate sono infatti conseguenza dell'arresto, lo scorso 14 luglio, dell'allora presidente Ottaviano Del Turco. L'accusa ? Tangenti per la sanità. In pieno svolgimento a Firenze l'inchiesta sull'area di Castello di proprietà della Sai-Fondiaria. Tra gli altri indagati l'assessore comunale alla sicurezza, Graziano Cioni, uno dei candidati alle primarie nel Pd per le prossime elezioni comunali. E' connessa all'inchiesta Fondiaria-Sai anche la clamorosa protesta pubblica del sindaco di Firenze, Domenici, che si è incatenato ad un palo davanti la sede romana di Repubblica, per protestare contro una cattiva informazione, a suo dire, che lo vedeva coinvolto, falsamente, nell' indagine. Ancora in Campania, la scorsa settimana, è stato rinviato a giudizio il sindaco Vincenzo De Luca. L'inchiesta riguarda la realizzazione del parco marino a tema, il cosiddetto Sea Park. Indagato anche il presidente della Regione Basilicata, De Filippo, nell'ambito dell'inchiesta sui petroli che ieri ha portato all'arresto dell'amministratore delegato della Total Italia, Lionel Levha, e che vede coinvolto anche il deputato del Pd Salvatore Margiotta. Si terrà invece solo nel marzo del prossimo anno l'udienza preliminare per il governatore del Molise Michele Iorio nel procedimento che lo vede indagato per il reato di concussione e abuso d'ufficio in un'inchiesta riguardante i rapporti tra la Regione e una società multinazionale di consulenza.

mercoledì 17 dicembre 2008

NAPOLI: NELL'INCHIESTA SPUNTA UN MAGISTRATO, PANICO

Fonte: AGI
NAPOLI: NELL'INCHIESTA SPUNTA UN MAGISTRATO, PANICO
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(AGI) - Napoli, 17 dic. - C'e' anche un magistrato nell'inchiesta Global Service: si tratta di Antonio Panico, giudice del tribunale di Napoli. Le intercettazioni telefoniche, secondo quanto riferito dai pm della Dda, dimostrano che aveva "rapporti di estrema convivialita' con Romeo e con l'onorevole Bocchino, al punto da essere ammesso a partecipare a pranzi e incontri riservati in cui il parlamentare e l'imprenditore dovevano 'trattare' delicati affari di natura economica

BANCAROTTA, EX VERTICI ALITALIA INDAGATI

Fonte: AGI
BANCAROTTA, EX VERTICI ALITALIA INDAGATI
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(AGI) - Roma, 17 dic. - La procura di Roma ha iscritto per bancorotta per distrazione o dissipazione i vertici di Alitalia negli anni 2000-2007. Si tratta di presidenti, amministratori delegati e direttori generali. In particolare, sono stati presidenti nel periodo all'attenzione della magistratura: Fausto Cereti (1996-2003), Giuseppe Bonomi (2003-2004), Giancarlo Cimoli (2004-2007) e Berardino Libonati (2007); hanno rivestito la carica di amministratori delegati: Domenico Cempella (1996-2001), Francesco Mengozzi (2001-2004), Marco Zanichelli (2004) e Giancarlo Cimoli (2004-2007). I direttori generali sono Giovanni Sebastiani (1996-2001) e Marco Zanichelli (2003-2004). Intanto, oggi i pm Stefano Pesci, Gustavo De Marinis, Maria Francesca Loy, il procuratore aggiunto Nello Rossi, assieme agli uomini del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza, sono andati in via della Magliana, nella sede di Alitalia, per ulteriori acquisizioni documentali e per raccogliere le dichiarazioni di dirigenti di vari settori, sentiti come persone informate sui fatti in merito ad alcuni aspetti gestionali. Al vaglio della procura c'e', tra l'altro, una serie di acquisizioni e dismissioni avvenute nel 2006, nel pieno della crisi dell'azienda. Tra le operazioni all'esame degli inquirenti l'acquisizione di Volare Group e la cessione di tredici aerei di EuroFly alla F. Luxembourg. E ancora, i rapporti con i fornitori e le consulenze. Un capitolo significativo per chi indaga e' l'apparente contraddizione nella politica del personale: ad esempio nel 2000 Alitalia ingloba 1500 dipendenti di Aeroporti di Roma e nel 2006 700 dipendenti di Volare. Nel frattempo la compagnia avvia una politica di esodi particolamente onerosa. Il periodo preso in considerazione dai magistrati di piazzale Clodio e' quello che va dal 2000 al 2007; gli accertamenti non riguardano quanto avvenuto dopo la dichiarazione di insolvenza. E proprio nei giorni scorsi il commissario straordinario di Alitalia Augusto Fantozzi ha depositato in procura la relazione sulle cause di insolvenza della compagnia aerea.

Appalti e tangenti a Napoli, Politica nella bufera

Fonte: ANSA
» 2008-12-17 19:40
APPALTI E TANGENTI A NAPOLI, POLITICA NELLA BUFERA
di Giuseppe CavalcantiROMA - L'altro ieri l'arresto di Luciano D'Alfonso, sindaco di Pescara nonché segretario regionale del Pd, ieri l'inchiesta sui petroli in Basilicata, oggi la bufera politico-giudiziaria che sta investendo sopratutto gli enti locali, colpisce Napoli e la sua amministrazione, nei prossimi giorni approderà in Calabria, dopo la chiusura, oggi, delle indagini nell'inchiesta "Why Not". Dopo settimane di indiscrezioni e "boatos" su coinvolgimenti di politici napoletani nell'inchiesta su "Global Service", questa mattina sono stati arrestati a Napoli l'imprenditore Alfredo Romeo, mentre altre 12 persone sono invece agli arresti domiciliari: tra essi due assessori della giunta comunale di Napoli. Tutti accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla turbativa degli appalti, abuso d'ufficio e corruzione. Coinvolti i parlamentari Italo Bocchino (Pdl) e Renzo Lusetti (Pd). Anche l'ex assessore Giorgio Nugnes, morto suicida alcune settimane fa, era coinvolto nella stessa inchiesta. Nei giorni scorsi il sindaco di Napoli, Jervolino, durante la verifica politica in consiglio comunale aveva ribadito che "ciò che ha sempre caratterizzato il mio lavoro é il rispetto della legalità, con le mani candide, con l'assenza di clientele, con la più ampia trasparenza". Ed è sempre di oggi l'avviso di chiusura dell'inchiesta "Why Not", l'indagine ora al centro di clamorosi scontri anche all'interno della stessa magistratura. Ipotizzati numerosi reati: dall'associazione per delinquere all'abuso d'ufficio e alla turbata libertà degli incanti, dalla truffa alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Tra i destinatari dell'avviso di conclusione delle indagini, anche il presidente della regione Agazio Loiero. A Pescara l'accusa per il sindaco di centrosinistra D'Alfonso, arrestato lo stesso giorno della vittoria alle regionali del centrodestra, è di aver intascato tangenti in cambio di favori amministrativi. Una regione, quella abruzzese, che è stata tra le prime ad essere investita dalla nuova bufera politico giudiziaria. Le elezioni anticipate sono infatti conseguenza dell'arresto, lo scorso 14 luglio, dell'allora presidente Ottaviano Del Turco. L'accusa ? Tangenti per la sanità. In pieno svolgimento a Firenze l'inchiesta sull'area di Castello di proprietà della Sai-Fondiaria. Tra gli altri indagati l'assessore comunale alla sicurezza, Graziano Cioni, uno dei candidati alle primarie nel Pd per le prossime elezioni comunali. E' connessa all'inchiesta Fondiaria-Sai anche la clamorosa protesta pubblica del sindaco di Firenze, Domenici, che si è incatenato ad un palo davanti la sede romana di Repubblica, per protestare contro una cattiva informazione, a suo dire, che lo vedeva coinvolto, falsamente, nell' indagine. Ancora in Campania, la scorsa settimana, è stato rinviato a giudizio il sindaco Vincenzo De Luca. L'inchiesta riguarda la realizzazione del parco marino a tema, il cosiddetto Sea Park. Indagato anche il presidente della Regione Basilicata, De Filippo, nell'ambito dell'inchiesta sui petroli che ieri ha portato all'arresto dell'amministratore delegato della Total Italia, Lionel Levha, e che vede coinvolto anche il deputato del Pd Salvatore Margiotta. Si terrà invece solo nel marzo del prossimo anno l'udienza preliminare per il governatore del Molise Michele Iorio nel procedimento che lo vede indagato per il reato di concussione e abuso d'ufficio in un'inchiesta riguardante i rapporti tra la Regione e una società multinazionale di consulenza.

Catena si dimette dall’Aca. «Troppe falsità e menzogne sul mio conto»

Fonte: Prima da noi
Catena si dimette dall’Aca. «Troppe falsità e menzogne sul mio conto»-->Inviato da Redazione-->il 17/12/2008 17:44:51 -->1268 letture)-->-->

PESCARA. Le dimissioni del presidente dell’Aca Bruno Catena (Pd) sono arrivate nel tardo pomeriggio. Lo scorso 6 novembre era stato riconfermato alla guida dell’ente d’ambito tra le polemiche. «Falsità e menzogne sul mio conto. Lascio. Tutti contro di me»«Il sottoscritto Bruno Catena, si dimette a partire da oggi dalla carica di Presidente e Consigliere di amministrazione di Aca spa», comincia così la lettera di dimissioni diramata alle 17.40 dall’ufficio stampa dell'Aca. «In linea generale, il cumulo di falsità e menzogne di cui è stata oggetto l’Aca Spa e la mia persona, hanno un peso che le mie spalle non riescono più a sopportare», spiega.«In questi ultimi mesi», spiega ancora Catena, «mi sono reso conto che la mia ventennale esperienza di dottore commercialista e Revisore Contabile, la passione e i sacrifici personali e familiari profusi nella attività di presidente, non sono più sufficienti a impedire che, attraverso il mio nome, si continui a gettare discredito sulla più grande azienda acquedottistica regionale e sulla professionalità dei suoi amministratori, dirigenti, dipendenti e collaboratori».Da qui la decisione di lasciare.«Ritengo», continua Catena, «che l’ultimo servizio che posso rendere all’azienda sia quello di mettermi da parte, nella speranza che ciò possa consentire un più rapido accertamento dei fatti, sgombrando il campo da personalismi e strumentalizzazioni. In ciò mi conforta anche la professionalità e competenza dei colleghi del Consiglio di Amministrazione a cui lascio un compito difficile nella consapevolezza del loro ben fare già apprezzato in questi anni di collaborazione». TRE INCHIESTE NEL CASSETTO E UNA ASSOLUZIONETre le inchieste giudiziarie che coinvolgono l’ex presidente dell’Aca e mai, nessuna delle tre aveva indotto catena a lasciare il posto di comando. La prima è quella di “Fangopoli” (insieme ad altre 24 persone) che riguarda il depuratore di Pescara, la seconda è l’inchiesta della Forestale che ha portato al sequestro del depuratore di Montesilvano e la terza quella dell’acqua avvelenata (33 avvisi di garanzia in totale), partita dopo la scoperta della maxi discarica di Bussi.Nei giorni scorsi, invece, Catena aveva gioito per una assoluzione «con formula piena» arrivata dal Tribunale di Chieti che si era pronunciato in merito alla vicenda giudiziaria che lo aveva coinvolto relativamente a uno sversamento fognario avvenuto sul territorio di Casalincontrada.Proprio su queste inchieste, prima dell’abbandono, Catena vuole fare le sue precisazioni e parla di «vicende» che lo «hanno particolarmente ferito» e di «attenzione mediatica» che non avrebbe messo in luce la vera realtà dei fatti. «IO ACCUSATO DI ESSERE AVVELENATORE»Sulla qualità dell’acqua erogata dall’Aca Spa Catena parla di «una campagna di stampa tutta basata su un’analisi condotta in forma privata e non controllabile, sostenuta da chi, nella paura e nell’allarme sociale trova ruolo e spazio, sono stato raggiunto da un avviso di garanzia con il quale, in buona sostanza, mi si accusava di essere un “avvelenatore”».Sulla vicenda del depuratore di Montesilvano Catena parla invece di «situazione incredibile».«Dopo enormi pressioni da parte del Comune di Montesilvano, il primo aprile 2008 l’Aca Spa ha preso in consegna il depuratore consortile di Via Tamigi. La cattiva gestione precedente era già ampiamente nota. Infatti si erano registrati, sin dal 2007, reiterati e plurimi superamenti dei limiti di Legge, e proprio per quei superamenti il 14 aprile 2008 (ossia tredici giorni dopo il passaggio di consegna all’Aca), la Provincia di Pescara ha revocato al Considan (precedente Gestore), e non all’Aca Spa, l’autorizzazione allo scarico. L’Aca, intanto, si è messa subito al lavoro e 108 giorni dopo la presa in consegna sono state collaudate e sono entrate in funzione le opere previste nella prima fase degli interventi».«Non mi aspettavo complimenti», conclude Catena, «avendo fatto solo il mio dovere, ma ancor meno pensavo di ricevere, lo scorso 19 novembre, un avviso di garanzia con sequestro dell’impianto peraltro a quella data perfettamente e stabilmente efficiente. La mia amarezza poi è stata ulteriormente aggravata dalla lettura delle dichiarazioni del sindaco di Montesilvano, ripetutamente e personalmente incontrato e consultato, che attribuisce all’Aca spa un inesistente malfunzionamento attuale del depuratore». Adesso Catena confida «nella magistratura, affinché, con il dissequestro dell’impianto, smentisca categoricamente le inopportune e gratuite illazioni del primo cittadino di Montesilvano». 17/12/2008 17.41ACERBO (RC):«MEGLIO TARDI CHE MAI»«Le dimissioni di Bruno Catena da presidente dell’ACA sono tardive e non certo credibili nelle motivazioni».A sostenerlo è il neo consigliere regionale Maurizio Acerbo (Rc) che in passato e ripetutamente aveva chiesto un passo indietro alpresidente dell’Aca.«Le precise accuse che abbiamo mosso nei confronti di Catena, e anche dei suoi predecessori e sodali del “partito dell’acqua”, sono di lunga data», ha aggiunto Acerbo, «Bruno Catena avrebbe dovuto avere il buon gusto di dimettersi nell’estate del 2007 quando i consigli comunali di Pescara, Montesilvano e Chieti approvarono a larghissima maggioranza ordini del giorno in cui si chiedeva la rimozione dei vertici di Aca e Ato. Catena non aveva sentito la necessità di dimettersi neanche dopo aver ricevuto l’avviso di conclusione indagini per la vicenda dell’erogazione di acqua contaminata da sostanze pericolose per la salute umana. E’ inutile che rivesta i panni della vittima. Non conosciamo le motivazioni quindi di questo ravvedimento, ma meglio tardi che mai».«Appare evidente che sta franando un sistema di potere», è la considerazione finale di Acerbo, «costruito su modalità di gestione della cosa pubblica non condivisibili. Le dimissioni di Catena sono il risultato di anni di battaglie di Rifondazione e degli ambientalisti che hanno posto all’attenzione dell’opinione pubblica la gestione assai disinvolta dell’Aca e dell’Ato».17/12/2008 19.08